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Ognuno sta solo sul cuore della terra trafitto da un raggio di sole. ED E' SUBITO SERA.(Quasimodo) %%%%%% SOLDATI Si sta come d' autunno sugli alberi le foglie. (Ungaretti) > <
10 agosto 2020
Sciacalli?



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3 luglio 2020
Independence day



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26 maggio 2020
Il conformista (G. Gaber)



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13 aprile 2020
Amazing grace.



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25 marzo 2020
Polemiche...
Si doveva chiudere l'Italia il 31 gennaio?Ma davvero?



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19 marzo 2020
Un picnic in-door.

In questi giorni di clausura forzata, anche chi non ha mai pensato di fare passeggiate all'aperto sente  il richiamo dei boschi, dei sentieri fuori mano per interrompere la monotonia di queste giornate scandite dai bollettini del contagio, ed è così che sono state multate migliaia di persone nelle ultime ore.

Probabilmente anche Giovanni e Gioele sentono un po' di noia: sono molto bravi comunque a disegnare, passano molto tempo a giocare con le macchinine, possono stare sul loro grande terrazzo a respirare aria meno inquinata del solito, ma vuoi mettere l'emozione di un picnic?

picnicIeri sera infatti, durante una delle frequenti video-chiamate, cosa vedo? Gioele e Giovanni che mangiano seduti al loro tavolino dei giochi in salotto, mentre papà e mamma sono sul divano e tengono in mano i loro piatti.  Per i due bambini interrompere la routine dei pasti consumati a tavola tutti ben composti ed educati è una festa, una novità che rende più interessante anche il momento della cena: per loro cenare in salotto equivale a fare un picnic, potremmo definirlo un picnic indoor.  Con la fantasia puoi immaginare di avere sotto di te un bel prato verde, di essere all'ombra di un grande albero su cui cinguettano tanti uccellini, mentre le farfalle  e le api volano di fiore in fiore.

Salutandoli, ho raccomandato loro di stare attenti: quando si fanno i picnic le formiche sono sempre in agguato!!!




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10 marzo 2020
Un altro giorno di isolamento

Incomincia un’altra giornata di isolamento: il cielo grigio lascia appena trapelare un alone di luce là dove le nuvole nascondono il sole. Il silenzio è interrotto solo dalle sirene delle ambulanze che transitano veloci.

Questa epidemia ci ha sorpreso e ci trova impreparati: la nostra routine quotidiana, che ci sembrava tanto banale, scontata, noiosa ora assume l’alone del miraggio. Quante piccole cose, piccoli gesti riempivano le nostre giornate!

Ma non è bene lamentarsi troppo: ci sono tanti modi per rendere meno pesanti questi giorni di inattività forzata, anche per persone che devono affrontarli in perfetta solitudine o quasi.

Il pensiero va però a chi sta combattendo nelle sale di rianimazione, a chi li sta assistendo con grande abnegazione e sacrifici, a chi deve continuare a gestire le attività indispensabili alla vita della collettività e per tutti sale dal cuore una preghiera.




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3 marzo 2020
Non ci sono alibi...
Il coronavirus non può essere un alibi.....dove sei Europa?



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26 febbraio 2020
Coronavierus: questione di scelte...

"PROBLEMA Dati: Negli Stati Uniti un tampone del #coronavirus costa $3500; Negli Stati Uniti non c'é la sanità pubblica in grado di fare tamponi; Negli Stati Uniti le assicurazioni private non passano i tamponi; Domanda: Quanti positivi sono stati accertati negli Stati Uniti?"

Questo è un Tweet di Manina che ho trovato su Twitter.

SE davvero le cose stanno così, è logico dedurne che almeno negli Stati Uniti non si registrerà mai una epidemia di coronavirus e forse nessun'altra epidemia.... La gente si ammalerà, i più acciaccati moriranno, ma tutto sarà considerato normale amministrazione. Nessuno statunitense verrà messo in quarantena negli aeroporti internazionali  e sarà libero di spandere a piene mani il virus; i turisti non avranno paura di correre per le strade degli USA e forse si ammaleranno, qualcuno morirà, ma tutto questo sarà imputato alla malasorte .... e basta.

Quale atteggiamento  sarà quello più giusto? Quello degli Stati Uniti che ignorano il problema o il nostro? Lo sapremo solo vivendo.....




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14 febbraio 2020
Datti una calmata!!



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8 febbraio 2020
Meglio sapere ....
Informazioni su : vaccinazioni, immunoterapia, coronavirus  e fiabe di tutto il mondo



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30 gennaio 2020
Il senso dell'amicizia invecchia con noi.

Chi trova unamico trova un tesoro, dice il proverbio. Ma il modo di intendere l’amiciziacambia man mano che si invecchia, almeno per me è stato così.

Da piccola,erano miei amici tutti i compagni e le compagne di gioco senza distinzione; neltempo libero dai compiti e dalle lezioni, uscivo di casa e chiunque fosse neiparaggi con una palla, una corda, una bambola, un barattolo con le bolle disapone era l’amico giusto per passare qualche ora spensierata. Certo però nonriuscivo a considerare amici quelli che si mostravano  prepotenti o maleducati.

Quando peròsono cresciuta un po’, ho cominciato ad essere più selettiva e la mia cerchiadi amicizie si è ridotta drasticamente: avevo solo due o tre amiche e compagnedi scuola con cui mi incontravo più spesso per studiare, per giocare o perchiacchierare di tante cose: di spettacoli TV, di piccoli pettegolezzi, deicompagni di scuola e dei professori, delle prime simpatie verso i ragazzi piùcarini, che ci si accontentava di guardare da lontano.

L’amica delcuore è arrivata solo qualche anno dopo e allora appena potevamo ciincontravamo: bastava una breve corsa in bicicletta e andavo a casa sua. Ciaccoccolavamo sotto un grande albero nel suo ampio giardino/frutteto e ciraccontavamo pensieri, speranze, sogni, progetti più o meno utopistici, paureper un avvenire che non sapevamo ancora immaginare. Parlando sgranocchiavamoqualche qualche ciliegia, qualche albicocca, qualche “marustican“ ancora acerboe piacevolmente scrocchiante sotto i denti, mentre la bocca ti si riempiva diacquolina. Forse è da quei momenti che mi deriva uno strano gusto per la fruttanon troppo matura.

Poi la vita miha sradicato dal mio paese natale e da quelle mie amicizie giovanili, che  ho perso di vista, presa dalle tante incombenzee dagli affanni di dovermi adattare ad una nuova vita, a nuovi luoghi, a nuoviincontri.

Allora sonosubentrate le amicizie di vicinato e con le colleghe di lavoro.  Ho sempre trovato modo di instaurare rapportisolidali con le mie vicine, alle quali affidavo i miei bimbi quando eranoancora troppo piccoli per andare alla scuola materna; spesso  trascorrevamo piacevoli serate preparando egustando insieme semplici cenette: era molto più semplice e più rilassantescambiarci questi inviti piuttosto che andare al ristorante e dover controllareche i nostri piccoletti non turbassero la quiete del locale.

Con lecolleghe (in un periodo in cui ogni insegnante considerava la propria classe unsuo piccolo regno esclusivo) in genere  riuscivo a stabilire rapporti cordiali, masolo con alcune, poche, ho potuto veramente collaborare anche per sperimentarenuovi modi di organizzare le nostre classi. Un prerequisito indispensabile erasaper condividere non solo obiettivi e metodi di insegnamento, ma avere anchelo stesso approccio didattico, la stessa disponibilità a mettersi indiscussione e a cercare il modo migliore di affrontare i problemi.

Ora chesiamo in pensione, ci si incontra molto raramente eppure siamo rimaste insintonia: anche se non ci si vede per mesi, ad ogni incontro si riallaccia ilfilo dei ricordi e dei sentimenti e ci si sente vicine come un tempo.

Leggevoqualche giorno fa (ed è stato proprio quell’articolo a suggerirmi questeriflessioni) che le amicizie tra donne sono molto diverse da quelle che siinstaurano tra  uomini: questi ultimiinfatti hanno amicizie legate ad attività svolte insieme: gli amici del bar concui si gioca a carte, gli amici del calcetto, gli amici delle escursioni inmontagna… Per le donne invece l’amicizia è mettere in comune le proprie anime eper questo sono più durevoli (anche se non mancano le delusioni) e quasiterapeutiche.

 

 

 




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